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Gli invisibili: piccoli grandi film dimenticati.

Gli Invisibili - piccoli grandi film dimenticati

Sala Pastrone
06/02/18 – 27/03/18

“Ma non mi dici niente, ho parcheggiato finendo adosso ad una macchina!
Che importa è solo una Volvo!”

Una commedia umana, umanissima, che segue il classico itinerario di reinserimento sociale di un individuo (Mr. Ove), un’intrigante, misteriosa ricognizione sui segreti di una ricca famiglia inglese (Mistero a Crooked House), una commedia romantica con sottofondo interraziale vivace, briosa e spigliata (The Big Sick), il ritratto di una nazione richiusa ostinatamente su se stessa (Loveless), una farsa scatenata sulla follia del potere (Morto Stalin se ne fa un altro), un dramma da camera capace di toccare molte corde emozionali (Sieranevada), una serata tra amici che vibra di arguzia, bugie e cinismo (The Party), il destino segnato di una donna tra amore e sofferenza (Mal di pietre): generi e stili diversi per otto lungometraggi circuitati poco o per nulla nelle sale. Otto film “invisibili” ma da riportare a galla, per incrociare storie brillanti, intimiste, delicate, drammatiche, ruggenti e struggenti. Dunque, piccoli grandi film dimenticati. Tesori nascosti provenienti da quella “zona franca” dove creatività e personalità vanno a braccetto. E dove le emozioni sono di casa

Martedì 06/02/18
MR. OVE di Hannes HolmMartedì 13/02/18
MISTERO A CROOKED HOUSE di Gilles Paquet-BrennerMartedì 20/02/18
THE BIG SICK di Michael ShowalterMartedì 27/02/18
LOVELESS di Andrey ZvyagintsevMartedì 06/03/18
MORTO STALIN SE NE FA UN ALTRO di Armando IannucciMartedì 13/03/18
SIERANEVADA di Cristi PuiuMartedì 20/03/18
THE PARTY di Sally Potter

Martedì 27/03/18
MAL DI PIETRE di Nicole Garcia

Le proiezioni avranno luogo presso SALA PASTRONE (via al Teatro 2)
ogni martedì nei giorni indicati alle ore 17,30 e 21,15
Ingresso singolo: € 5,00
Ingresso singolo soci Vertigo: € 3,50

Tessera associativa (annuale): € 10,00 (€ 8,00 sotto i 25 anni)

La tessera consente la riduzione a € 3,50 (tariffa piena € 5,00)
sul biglietto d’ingresso per le proiezioni della rassegna

Gli invisibili: piccoli grandi film dimenticati. Otto film “invisibili” ma da riportare a galla, per incrociare storie brillanti, intimiste, delicate, drammatiche, ruggenti e struggenti. Dunque, piccoli grandi film dimenticati. Tesori nascosti provenienti da quella “zona franca” dove creatività e personalità vanno a braccetto. E dove le emozioni sono di casa

MR. OVE (A Man Called Ove)

Gli Invisibili
Sala Pastrone
Martedì 06/02/18

Regia: Hannes Holm
Nazionalità: Svezia, 2017
Durata: 116′
Interpreti: Rolf Lassgård, Bahar Pars, Ida Engvoll, Filip Berg

LA LEZIONE DI VITA DI UNA FAVOLA MODERNA

Ove è un burbero vedovo cinquantanovenne, un tempo presidente dell’Associazione dei condomini del villaggio in cui vive, che sorveglia con piglio poliziesco tutto il quartiere. Quando viene mandato in pensione dalla Saab, dopo 43 anni di lavoro, finisce per causare ancora più ostilità nel vicinato. Ce l’ha un po’ con tutti: con chi parcheggia l’auto fuori dagli spazi appositi, con chi sbaglia a fare la raccolta differenziata, con un gatto che continua a fare la pipì davanti alla sua abitazione. Ma all’arrivo della nuova vicina di casa, iraniana, sposata, madre di due figli e in attesa di un terzo, la sua vita cambierà…

Tratto dal best seller di Frederik Backman L’uomo che metteva in ordine il mondo, candidato agli Oscar come miglior film straniero e vincitore all’European Film Award, Mr. Ove, scritto e diretto dallo svedese Hannes Holm, è una commedia umana, umanissima, che segue il classico itinerario di reinserimento sociale di un individuo partendo dalla sua estraneità relazionale. Un “ritorno alla ragione” che trova proprio in quelle “imperfezioni” altrui, tanto biasimate, la molla necessaria alla riscoperta di sé. Dietro l’irrequietezza del protagonista si nasconde una tenerezza non placata, nella sua ossessione al rispetto delle regole si cela un candore infantile niente affatto evaporato. Mescolati in una centrifuga narrativa mai davvero cinica e aspra, sempre aperta alla vita, anzi, anche quando il desiderio di farla finita per ricongiungersi all’amata moglie Sonia, morta da poco, sembra per lo scorbutico pensionato l’unico dovere da compiere, i (buoni) sentimenti sono il mezzo e il fine stesso di Mr. Ove, ulteriore testimonianza di quel cinema nordico che sa bilanciare con temperata, laconica ironia i vapori fumosi della disperazione, come nei film di Aki Kaurismäki, Dagur Kàri e Bent Hamer, attingendo allo stesso retroterra culturale del cinema dei connazionali Roy Andersson e Ruben Östlund.

MISTERO A CROOKED HOUSE

Gli Invisibili
Sala Pastrone
Martedì 13/02/18

Regia: Gilles Paquet-Brenner
Nazionalità: GB, 2017
Durata: 90′
Interpreti: Glenn Close, Terence Stamp, Max Irons, Gillian Anderson

GLI SCOMODI SEGRETI DI UNA RICCA FAMIGLIA INGLESE

Il detective Charles Hayward viene reclutato da una sua ex “fiamma”, Sophia Leonides, per trovare il colpevole dell’omicidio di suo nonno Aristides, ricco patriarca, prima che Scotland Yard porti a galla scomodi segreti di famiglia. Circolando per il maniero del defunto, abitato dai figli, dalle loro famiglie e dalla giovane seconda moglie, Charles si accorge presto che ciascuno di loro può essere sospettato del crimine, per qualche ragione, compresa Sophia stessa…

Mistero a Crooked House comincia come un hard boiled alla Hammett, con la figura di un detective che non lavora ad un caso da troppo tempo e che ha bisogno di pagare le bollette e ritinteggiare le pareti umide del suo ufficio buio e mesto. In questo romanzo, che è uno dei titoli a cui Agatha Christie ha voluto più bene, dei tantissimi che ha partorito in carriera, la scrittrice britannica ha portato a livello di virtù la sua abilità nella descrizione sociocaratteriale, concentrando nel suo “giallo” spaccati umani molto differenti, per psicologia e apparenza, dentro una precisa unità di ambiente. Proprio come in una casa di bambole, di quelle d’epoca vittoriana, dove chi gioca muove persone e oggetti come una piccola burattinaia o un narratore onnisciente, che tutto conosce e tutto può. Gilles Paquet-Brenner agisce esattamente con lo stesso spirito, armi del cinema alla mano: ogni personaggio è un mondo a sé stante, con la sua scenografia, i suoi colori, la sua musica, il suo “genere” di appartenenza. Il risultato è una ricognizione assai efficace, dove ci si intriga ad aprire le tante porte di casa e ad affacciarsi sui diversi mondi in miniatura dell’antico castello in cui vivono i protagonisti. Provando, insieme al detective Hayward, a non farsi circuire dal fascino scintillante della nobiltà e a inchiodare l’assassino. Chiunque esso sia.

THE BIG SICK

Gli Invisibili
Sala Pastrone
Martedì 20/02/18

Regia: Michael Showalter
Nazionalità: Usa, 2017
Durata: 119′
Interpreti: Kumail Nanjiani, Zoe Kazan, Holly Hunter, Ray Romano, Anupam Kher

QUANDO L’AMORE AVVICINA LE CULTURE

Kumail è un giovane di origini pakistane che di giorno, a Chicago, fa l’autista per Uber e la sera si esibisce sul palcoscenico di un piccolo club trasformandosi in comico e cercando di farsi notare da un noto talent scout. Qui, dopo un suo monologo, fa la conoscenza di Emily, bionda e disinvolta studentessa di psicologia. Da quell’incontro nasce una relazione, ostacolata però dalle differenze tra le rispettive culture di appartenenza. Kumail è diviso tra le sue radici e i suoi sentimenti, Emily invece viene colpita da una grave infezione che la trascina d’urgenza in ospedale…

C’è un evidente vissuto in prima persona, nella vicenda di Kumail ed Emily, un percorso artistico e di vita che vede i due sceneggiatori di The Big Sick, i coniugi Kumail Nanjiani ed Emily Gordon, immettere se stessi nella finzione cinematografica (lui indossando anche i panni del protagonista del film), facendo ritrovare allo spettatore una freschezza genuina di situazioni e contesti, arricchita da un’efficace spontaneità dei dialoghi, pimpanti e talvolta caustici. Basato dunque su una storia vera, il tragitto realmente compiuto dalla coppia viene così restituito, sullo schermo, in una commedia romantica con sottofondo interraziale che non fa fatica ad imporsi sullo spettatore per brio e spigliatezza: tipico prodotto indie, che ha spopolato al Sundance e a Locarno ha vinto il premio del pubblico, The Big Sick è un film racchiuso in angusti spazi fisici, ma aperto sentimentalmente al mondo, spalancato su un contagioso happy end grazie ad un amore cristallino, capace di colmare ogni lacuna. Un amore su cui il film di Michael Showalter sparge zucchero a velo, ma lasciando che sotto la scorza della romantic comedy affiorino le tensioni multietniche, un disagio esistenziale che non fa distinzione tra i colori della pelle, una ricerca di affermazione  che, nel Paese delle mille opportunità, se fallita, si trasforma in pericolosa emarginazione.

LOVELESS

Gli Invisibili
Sala Pastrone
Martedì 27/02/18

Regia: Andrey Zvyagintsev
Nazionalità: Russia, 2017
Durata: 128′
Interpreti: Maryana Spivak, Aleksey Rozin, Matvey Novikov, Marina Vasilyeva

LO SPAESAMENTO DI UN’INTERA NAZIONE

Una coppia sta per divorziare e ha già messo in vendita l’appartamento di Mosca in cui vive. Entrambi, marito e moglie, hanno avviato da tempo nuove relazioni sentimentali, e nessuno dei due coniugi sembra mostrare interesse per il figlio di dodici anni. Il quale, trattenendo a stento rabbia e dolore per l’imminente separazione dei genitori, un giorno, tornando da scuola, scompare…

Premio della giuria all’ultimo Festival di Cannes, teso, sorretto da un’ottima regia, metafora non solo di un solitario disagio affettivo ma anche dello spaesamento di un’intera nazione, richiusa ostinatamente su se stessa e sospesa tra antichi retaggi culturali e rovinose aperture alla modernità, Loveless, coerentemente con la scelta di un simile titolo, genera nello spettatore una sofferenza autentica, ponendosi come veemente richiamo alla distensione individuale, relazionale, sociale e, di riflesso, politica. Un film equilibratissimo, quello del russo Zvyagintsev, che si inserisce nella filmografia dell’autore de Il ritorno (esordio folgorante e Leone d’oro alla Mostra di Venezia 2003) come uno dei punti più alti in assoluto, e che a giudizio di molti, presenti sulla Croisette lo scorso maggio, avrebbe meritato di salire ancora più in alto nella griglia dei vincitori di Cannes 2017. “L’unico modo per uscire dall’indifferenza in cui siamo piombati”, ha detto Zvyagintsev, “è di dedicarsi agli altri, anche a perfetti sconosciuti, come fa nel mio film il coordinatore dei volontari che si getta alla ricerca del ragazzino scomparso, senza alcuna promessa di ricompensa, come se quell’atteggiamento fosse il vero significato della vita, dando senso e pregnanza a ciascuno dei suoi gesti. Ecco, questo è l’unico modo per combattere il disordine del mondo e la sua disumanizzazione”.

MORTO STALIN SE NE FA UN ALTRO

gli Invisibili
Sala Pastrone
Martedì 06/03/18

Regia: Armando Iannucci
Nazionalità: Usa, 2017
Durata: 106′
Interpreti: Steve Buscemi, Olga Kurylenko, Andrea Riseborough, Jason Isaacs

UNA FARSA SCATENATA SULLA FOLLIA DEL POTERE

La sera del 28 febbraio del 1953 Radio Mosca diffonde in diretta il “Concerto per pianoforte e orchestra n.23” di Mozart. Toccato dall’esecuzione che ascolta nella sua dacia di Kountsevo, Joseph Stalin domanda una registrazione. Ma nessuna registrazione era prevista per quella sera. Paralizzati dalla paura, direttore e orchestra decidono di ripetere il concerto. Tutti tranne Maria Yudina, la pianista che ha perso famiglia e amici per mano del tiranno. Convinta a suon di rubli, cede, suona e accompagna il disco con un biglietto insurrezionale. L’orchestra si vede già condannata al gulag. Ma l’indomani Stalin è moribondo. Colpito da ictus, muore il 2 marzo scatenando un conflitto feroce per la successione tra i membri del Comitato centrale del Pcus…

Scritto e diretto da Armando Iannucci, rodato specialista della satira politica, Morto Stalin, se ne fa un altro è una farsa scatenata in cui si mescolano vero-falso racconto storico e cattivi di grande fattura. Niente eroi, soltanto una gerarchia violenta guidata da una sete di potere annegata nella vodka. Quello che si giocò dopo il 2 marzo 1953 è una lotta senza esclusione di colpi (bassi) per il potere vibrati da assassini senza scrupoli in assenza di qualsivoglia ideologia. Da Steve Buscemi a Michael Palin, passando per Jeffrey Tambor e il vanitoso generalissimo di Jason Isaacs, tutto funziona, rilasciando una buona dose di humour nero. Nondimeno i fatti, comici o surreali, per la più parte veri, donano alla storia la verosimiglianza e al film una certa gravità. La scena del concerto al debutto del film ne è il perfetto esempio, traducendo la misura del rischio in cui si incorreva: la tortura, la morte, la deportazione. Navigando tra scelte finzionali ed eventi reali, Iannucci vira il grottesco al tragico e l’assurdo diventa implacabile. Dipingendo un’élite politica fanatica e caricaturale.

SIERANEVADA

Gli Invisibili
Sala Pastrone
Martedì 13/03/18

Regia: Cristi Puiu
Nazionalità: Romania, 2016
Durata: 173′
Interpreti: Mimi Branescu, Judith State, Bogdan Dumitrache, Dana Dogaru

UNA FAMIGLIA SPECCHIO DELLA ROMANIA DI OGGI

Bucarest, tre giorni dopo l’attacco a Charlie Hebdo a Parigi. Sono trascorsi quaranta giorni dalla morte di suo padre e il dottor Lary raggiunge i propri familiari per una cerimonia commemorativa in casa della madre. Tra i presenti emergono, sempre più evidenti, tensioni di varia natura…

Presentato in concorso a Cannes nel 2016, Sieranevada è un dramma da camera capace di toccare molte corde emozionali, un valzer di confessioni individuali e collettive che parte da una “assenza” ristretta al nucleo familiare e conduce lo spettatore ad una “mancanza” generale di punti di riferimento. Le continue ondulazioni dialettiche, che svelano conflitti e tensioni interni al gruppo di familiari, lasciano però anche trapelare desideri e passioni. Amarezze, disillusioni e fallimenti, nel lungometraggio di Cristi Puiu, vengono temperati dall’ironia, in un intarsio di sceneggiatura ben calibrato, con la fede a tentare di riempire, pur con numerosi dubbi e ritrosie diffuse, il vuoto pneumatico lasciato alla popolazione dal regime di Ceausescu e colmato solo apparentemente da un capitalismo posticcio. Come in un’osservazione corale di stampo altmaniano, Sieranevada, nonostante le quasi tre ore di durata, riesce a tenere incollato il pubblico alle vicende narrate, invitandolo idealmente a sedere alla tavola imbandita insieme al dottore e ai suoi parenti. Grazie ai fluidi movimenti della macchina da presa, Puiu si dichiara fin da subito come colui che spia e ci fa spiare uno spaccato di società, sul quale lascia poi a noi il compito di esprimere un giudizio. Chiedendoci cioè se la negazione sistematica della realtà imposta da un regime ormai relegabile nel passato abbia avuto così tanta forza da protrarre la sua influenza sul presente, oppure se l’oggi non sia stato capace di produrre validi anticorpi accontentandosi della morte del Padre della Patria come se ciò fosse sufficiente.

THE PARTY

Gli Invisibili
Sala Pastrone
Martedì 20/03/18

Regia: Sally Potter
Nazionalità: GB, 2017
Durata: 75′
Interpreti: Kristin Scott Thomas, Timothy Spall, Patricia Clarkson, Bruno Ganz

UNA TRANQUILLA SERATA DI CINISMO E BUGIE

Un appartamento, sette persone e mille segreti con altrettante bugie: il tutto nell’arco di una serata. È quanto accade a casa di Janet e Bill, pronti a ricevere gli amici più stretti per un party celebrativo: la donna è stata nominata ministro-ombra della salute per i laburisti. Mentre la moglie sembra pregustare la vittoria maneggiando tra i fornelli, il marito appare preoccupato e distratto. È sufficiente una sua confessione a scatenare fra gli ospiti un dirompente effetto domino…

La ricchezza linguistica di The Party inizia già dal titolo, squisito doppio senso in lingua inglese che l’italiano deve scindere fra “partito” e “festa”. Il primo significato è il motivo per l’esistenza del secondo, quale celebrazione di una vittoria ottenuta senza scadere nei compromessi. Sally Potter, generosa a specchiare l’alter ego in ciascuno dei propri personaggi, non fa eccezione per questa nuova fatica cinematografica, setacciando fra i “magnifici 7” pregi e virtù di una personalità profondamente complessa. A differenza di parecchi suoi film, The Party è una commedia, che vibra di arguzia e cinismo come da miglior manuale di humour britannico. Costruita su unità spazio-temporale e in tempo reale, si avvicina con evidenza ai canoni teatrali basandosi su un uso magistrale della parola. Non lontano da stile e tematiche di Harold Pinter, in realtà porta sullo schermo un testo completamente frutto del talento della Potter, che ha intessuto una raffinatissima sceneggiatura dove ogni elemento è “segno” funzionale al tutto, dunque essenziale e indispensabile. Esplosiva e seducente, la materia riflette criticamente sulla stringente attualità socio-politico-culturale del Regno Unito, ampliando tuttavia gli orizzonti a una denuncia valoriale generalizzata dell’Occidente tutto. Rimandando ad opere cinematografiche costruite su territori similari, fra tutti il Carnage firmato da Roman Polanski.

MAL DI PIETRE

Gli Invisibili
Sala Pastrone
Martedì 27/03/18

Regia: Nicole Garcia
Nazionalità: Francia, 2016
Durata: 116′
Interpreti: Marion Cotillard, Louis Garrel, Alex Brendemühl, Brigitte Roüan

IL DESTINO DI UNA DONNA TRA AMORE E SOFFERENZA

Anni Cinquanta. Gabrielle vive in un piccolo paese nel sud della Francia. Vedendola presa da passioni che ritengono sconvenienti, i genitori la fanno sposare con José, un gentile e onesto contadino spagnolo, sperando che questo la induca a comportarsi come si vorrebbe. Quando però si ritrova affetta da calcoli renali e viene inviata in una casa di cura sulle Alpi, Gabrielle incontra un ufficiale che ha combattuto in Indocina e se ne innamora. Da quel momento il suo pensiero e i suoi sentimenti sono rivolti solo a lui. Saranno le situazioni della vita a decidere cosa ne sarà del suo desiderio…

Nicole Garcia ha deciso di adattare il romanzo di Milena Agus attratta, per sua stessa dichiarazione, dall’idea di quello che può essere il destino di una donna. Nel corpo e negli sguardi che Marion Cotillard regala al suo personaggio si legge tutta la sofferenza interiore di una donna che, negli anni Cinquanta, attende quella liberazione femminile che seguirà solo nel decennio successivo e di cui ci viene data testimonianza nella situazione familiare della sorella. Ma Mal di pietre non è solo un film di una donna (regista) su una donna (personaggio e attrice), perché il ruolo del marito José viene trattato con pari attenzione e, si potrebbe quasi dire, tenerezza. Dinanzi alla domanda se abbia fatto la guerra lui risponderà che l’ha vista. Questa risposta vale su un piano storico per la Guerra civile spagnola, ma è anche applicabile al conflitto che ha visto scatenarsi nella sua compagna e al quale non ha voluto partecipare come belligerante geloso scegliendo piuttosto il ruolo di persona in grado di capire pur soffrendo. Questa capacità di entrare nell’intimo dei personaggi passando dalla pelle al pensiero è la forza del film della Garcia, che lo salva anche dal rischio del mélo fine a se stesso portandolo a un livello decisamente superiore.

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